Sfacciato
Fidati, se un uomo si comporta come se non gliene fregasse un cazzo di te, 
non gliene frega un cazzo di te davvero!

Alex 
(Justin Long nel film "He's Just Not That into You")

Ultimamente, durante il corso delle ultime settimane, capita che un breve sorriso compaia sul mio volto... per poi dileguarsi in un istante.
Una sorta di "intuizione" che mi fa capire come la realtà molto spesso sia più intrigante della fantasia.

A fine settembre, in preda al primo malanno di stagione, decido di iscrivermi nuovamente ad un sito di dating online.
Compilo il profilo e dopo pochi minuti cominciano ad arrivare i primi messaggi. Chi mi contatta non ha letto nulla di quello che ho scritto, tranne un ragazzo. Mi lascia il suo contatto messenger e decido di aggiungerlo agli amici.

Scambiamo quattro chiacchiere e subito mi trovo bene. In un certo senso trovo "intrigante" il suo modo di fare e di porsi, mi piace il suo modo di ragionare. Parliamo un po' di tutto, ma quello che mi piace e mi fa stare bene è che nulla è mai "finto", costruito: una ventata di aria fresca.

Mi fa capire che vorrebbe trasformare la conoscenza da virtuale a reale. Decidiamo quando vederci e scambiamo i numeri di telefono.
Nei giorni successivi procede tutto normalmente, fino a quando arriva il giorno "fatidico". Il pomeriggio chiacchieriamo come al solito per poi risentirci successivamente.

Due ore prima dell'incontro arriva un sms nel quale afferma che non gli va più di uscire. Inizialmente penso ad uno scherzo e rispondo ironicamente, poi non capisco più nulla. Dice di essere serio e poi aggiunge un sorriso :D. Dopo qualche messaggio, ancora più confuso di prima provo a chiamarlo: non risponde.
Alla fine mi stufo e rispondo con un secco: "Non importa, tanto anche a me è passata la voglia".
Ceno e solo dopo mi accorgo del suo "Scusa ancora".

E' impossibile negare che ci sia rimasto male, per questo gli chiedo se è possibile parlare un attimo sul messenger.
Chiedo spiegazioni e comincia il suo discorso sui miei "viaggi", sul fatto che non si sente bene e che certe spiegazioni non le da nemmeno ai suoi amici per un "pacco".
Per un attimo mi viene in mente proprio la conversazione del pomeriggio, con le battute e gli scherzi su "chi facesse il pacco a chi"...  

A pensare male ci si azzecca sempre.

Ma poi penso che, in fondo, sono sempre il solito prevenuto diffidente. Lo saluto e stacco, ho bisogno di stare un po' da solo.

Da allora non si è fatto più sentire. Per togliermi ogni dubbio possibile gli ho inviato anche un sms affermando quando sarei stato disponibile per una chiacchierata sul messenger. Nessuna risposta. All'ora indicata non lo trovo.

Di tutta questa storia,  quello che più mi ha fatto riflettere è che non si tratta della prima persona che incrocia il mio cammino per poi dileguarsi senza un vero motivo.



Proprio allora il mio viso si illumina. Tutte le persone che sono sparite hanno portato cambiamenti positivi oppure sono tornate dopo qualche tempo affermando quanto avessero pensato a me negli ultimi mesi.

Ogni delusione, ogni aspettativa mancata, ogni dolore ed ogni lacrima mi hanno permesso di crescere e migliorare.

Sorrido.
Sfacciato
I take the blame
And child is my name
And I believe your words
Whatever you might say
This is my hand
Shaking and raised
Reaching out for something more
Than mere play

Sono nato una fredda mattinata di gennaio e, da buon capricorno, mi sono contraddistinto fin dalla prima infanzia per il mio carattere.
Agli occhi esterni ero "un piccolo ometto", un bambino che si comporta come un adulto. Dal mio punto di vista semplicemente un bambino cresciuto troppo in fretta.
Tra i primi insegnamenti ricevuti, in ambito scolastico e non, quello che per anni mi è rimasto impresso è stato il concetto "se farai il bravo sarai premiato".

Se studi prenderai un bel voto.
Se sei gentile le altre persone ti vorranno bene.
Se non disturbi gli adulti verrai considerato un bravo bambino.

Abbastanza timido e introverso, per me era semplice seguire queste regole per ottenere il premio.
Purtroppo la realtà ha sfumature che si percepiscono solo con il tempo.

Grazie ad alcune letture del tutto casuali, ho avuto il piacere di conoscere il concetto di bambini "adattati".
 
Sono bambini considerati "molto più maturi della loro età anagrafica", bambini rispetto ai quali non sono state comprese le loro paure ed il modo in cui cercano di superarle. Per questo motivo rimuovono e rinnegano i loro bisogni in cambio di quella considerazione che pensano di non poter avere diversamente.
La percezione di "maturità", invece, deriva dal fatto che non avanzano mai pretese, non chiedono mai anzi, si propongono come "aiuto" di chi ha bisogno.
Questi bambini sviluppano grandissimi vuoti interni in quanto costruiscono una maschera di “forza” che in realtà è solo una corazza esterna che permette di “resistere” a condizioni difficili e, soprattutto, a non essere compresi e sostenuti.

Quando ti rendi conto che una descrizione di questo tipo ti calza a pennello, riesci a comprendere un lato di te stesso che prima riuscivi solo ad intravedere.

Ricordo i forti sensi di colpa che provavo quando il mio comportamento, i gesti o le risposte non erano quelli che gli altri si aspettavano; ricordo la forte disillusione nei confronti di tutti i limiti che ogni giorni la vita impone.
Ricordo il forte realismo che mi ha contraddistinto per lungo tempo, la forte difficoltà ad entrare in contatto con il mio lato emotivo, avvertito come "debole".
Ricordo tutte le volte che usavo la testa, ma non quelle dove il protagonista era il cuore.

Crescendo in questo modo sono stato convinto che la razionalità fosse sinonimo di forza. In realtà, appena sotto la corazza esterna c'è sempre stato, e continua ad esserci, quel bambino che ha sofferto e che sente il bisogno di essere capito, amato e accettato.

Ora è arrivato il tempo di riaprire la vecchia ferita: quel lato di me che si è sentito rifiutato e abbandonato deve vedere la luce. La parte più debole che non aveva diritto di esistere non deve più farmi paura.
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