I take the blame
And child is my name
And I believe your words
Whatever you might say
This is my hand
Shaking and raised
Reaching out for something more
Than mere play
And child is my name
And I believe your words
Whatever you might say
This is my hand
Shaking and raised
Reaching out for something more
Than mere play
Sono nato una fredda mattinata di gennaio e, da buon capricorno, mi sono contraddistinto fin dalla prima infanzia per il mio carattere.
Agli occhi esterni ero "un piccolo ometto", un bambino che si comporta come un adulto. Dal mio punto di vista semplicemente un bambino cresciuto troppo in fretta.
Tra i primi insegnamenti ricevuti, in ambito scolastico e non, quello che per anni mi è rimasto impresso è stato il concetto "se farai il bravo sarai premiato".
Se studi prenderai un bel voto.
Se sei gentile le altre persone ti vorranno bene.
Se non disturbi gli adulti verrai considerato un bravo bambino.
Abbastanza timido e introverso, per me era semplice seguire queste regole per ottenere il premio.
Purtroppo la realtà ha sfumature che si percepiscono solo con il tempo.
Grazie ad alcune letture del tutto casuali, ho avuto il piacere di conoscere il concetto di bambini "adattati".
Sono bambini considerati "molto più maturi della loro età anagrafica", bambini rispetto ai quali non sono state comprese le loro paure ed il modo in cui cercano di superarle. Per questo motivo rimuovono e rinnegano i loro bisogni in cambio di quella considerazione che pensano di non poter avere diversamente.
La percezione di "maturità", invece, deriva dal fatto che non avanzano mai pretese, non chiedono mai anzi, si propongono come "aiuto" di chi ha bisogno.
Questi bambini sviluppano grandissimi vuoti interni in quanto costruiscono una maschera di “forza” che in realtà è solo una corazza esterna che permette di “resistere” a condizioni difficili e, soprattutto, a non essere compresi e sostenuti.
Quando ti rendi conto che una descrizione di questo tipo ti calza a pennello, riesci a comprendere un lato di te stesso che prima riuscivi solo ad intravedere.
Ricordo i forti sensi di colpa che provavo quando il mio comportamento, i gesti o le risposte non erano quelli che gli altri si aspettavano; ricordo la forte disillusione nei confronti di tutti i limiti che ogni giorni la vita impone.
Ricordo il forte realismo che mi ha contraddistinto per lungo tempo, la forte difficoltà ad entrare in contatto con il mio lato emotivo, avvertito come "debole".
Ricordo tutte le volte che usavo la testa, ma non quelle dove il protagonista era il cuore.
Crescendo in questo modo sono stato convinto che la razionalità fosse sinonimo di forza. In realtà, appena sotto la corazza esterna c'è sempre stato, e continua ad esserci, quel bambino che ha sofferto e che sente il bisogno di essere capito, amato e accettato.
Ora è arrivato il tempo di riaprire la vecchia ferita: quel lato di me che si è sentito rifiutato e abbandonato deve vedere la luce. La parte più debole che non aveva diritto di esistere non deve più farmi paura.
Sono bambini considerati "molto più maturi della loro età anagrafica", bambini rispetto ai quali non sono state comprese le loro paure ed il modo in cui cercano di superarle. Per questo motivo rimuovono e rinnegano i loro bisogni in cambio di quella considerazione che pensano di non poter avere diversamente.
La percezione di "maturità", invece, deriva dal fatto che non avanzano mai pretese, non chiedono mai anzi, si propongono come "aiuto" di chi ha bisogno.
Questi bambini sviluppano grandissimi vuoti interni in quanto costruiscono una maschera di “forza” che in realtà è solo una corazza esterna che permette di “resistere” a condizioni difficili e, soprattutto, a non essere compresi e sostenuti.
Quando ti rendi conto che una descrizione di questo tipo ti calza a pennello, riesci a comprendere un lato di te stesso che prima riuscivi solo ad intravedere.
Ricordo i forti sensi di colpa che provavo quando il mio comportamento, i gesti o le risposte non erano quelli che gli altri si aspettavano; ricordo la forte disillusione nei confronti di tutti i limiti che ogni giorni la vita impone.
Ricordo il forte realismo che mi ha contraddistinto per lungo tempo, la forte difficoltà ad entrare in contatto con il mio lato emotivo, avvertito come "debole".
Ricordo tutte le volte che usavo la testa, ma non quelle dove il protagonista era il cuore.
Crescendo in questo modo sono stato convinto che la razionalità fosse sinonimo di forza. In realtà, appena sotto la corazza esterna c'è sempre stato, e continua ad esserci, quel bambino che ha sofferto e che sente il bisogno di essere capito, amato e accettato.
Ora è arrivato il tempo di riaprire la vecchia ferita: quel lato di me che si è sentito rifiutato e abbandonato deve vedere la luce. La parte più debole che non aveva diritto di esistere non deve più farmi paura.
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